L'encefalopatia spongiforme bovina - L'emergenza continua

L'encefalopatia spongiforme bovina (BSE), comunemente nota come "morbo della mucca pazza", ha messo in allarme i consumatori che temono i rischi di un contagio e non si fidano più a mangiare carne. In effetti, oggi si continuano a macellare e a commercializzare milioni di bovini apparentemente sani, molti dei quali (migliaia?)potrebbero però essere già infettati dal morbo, senza peraltro manifestarne ancora i sintomi. Per il resto, l'incertezza regna sovrana: ancora non si sa esattamente dove si annidi l'infezione, da quanto tempo e in quale misura. Ciò dovrebbe già indurre a procedere con la massima cautela; comportamenti ingannevoli e tentativi di accomodamento sono decisamente fuori luogo e potrebbero produrre danni ancora più gravi.

Di seguito riportiamo alcune domande e risposte che riflettono l'attuale stato di conoscenze sull'argomento:

Gli attuali controlli sanitari forniscono risultati sicuri?

No, perché la BSE può essere riscontrata nei bovini solo ca. sei mesi prima del manifestarsi dei sintomi. Gli animali devono avere almeno venti mesi affinché il numero degli agenti patogeni sia tale da essere rilevato dal test. Buona parte dei capi contrae il morbo solo dopo i trenta mesi d'età. Tuttavia, oltre il 60% della carne in commercio proviene da animali giovani, che potrebbero essere già infetti senza che ciò emerga durante gli accertamenti sanitari.

Quali animali vengono sottoposti ai controlli?

Dal 1.1.2001, il test della BSE è obbligatorio in Europa per tutti i bovini di oltre trenta mesi (da noi 24 mesi). Si sta considerando l'opportunità di estendere questo tipo di controllo a tutti gli animali da macello. Animali controllati offrono garanzie maggiori, anche se non al 100% (vedi sopra).

Quali sono le parti dell'animale più a rischio?

Cervello e midollo (proibiti a livello europeo dal 1.10.2000 per impedire che giungano nella catena alimentare e nei mangimi), ma anche milza e animella. Sebbene in misura inferiore, il pericolo di contagio interessa anche il tessuto muscolare, poiché non può essere separato dai funicoli nervosi.

È permesso impiegare farine animali?

Le farine animali per l'alimentazione dei ruminanti (bovini, ovini, caprini) sono proibite in Europa dal 1994. Dal 1.1.2001 è entrata in vigore il divieto d'impiegare farine di carne e di ossa per tutti gli animali da allevamento (compresi pollame, maiali e pesci). È esclusa dal provvedimento la farina di sangue, sebbene anch'essa possa essere infettiva. Dai controlli eseguiti è risultato che spesso i mangimi etichettati come "privi di farine animali" contengono invece questa sostanza, sebbene in percentuali ridotte.

Quali garanzie offrono le etichette?

La carne bovina inglese dev'essere provvista di un contrassegno esagonale recante la scritta "XEL" e il codice dell'azienda. Nel caso di prodotti pronti (insaccati, pietanze pronte contenenti carne ecc.) privi dell'etichetta originale, è necessario apporre il marchio “carne inglese XEL”. Tale specificazione è obbligatoria anche per i ristoranti e le mense che utilizzano carne di provenienza britannica. Tuttavia, anche in questo caso è bene non fidarsi ciecamente, poiché si tratta di una prescrizione facilmente aggirabile. Oltretutto è particolarmente difficile compiere controlli accurati e totalmente attendibili su insaccati e cibi pronti.

L'esperienza degli ultimi anni ha inoltre dimostrato che i canali illegali d'importazione dei bovini sono pressoché ignoti: contrabbando di carne su vasta scala e certificati di provenienza contraffatti rappresentano ancora una piaga aperta.

Dal settembre del 2000 vige l'obbligo di etichettatura della carne e del macinato di bovino (con indicazione del luogo di macellazione), ma non degli insaccati e di altri prodotti pronti. Le cose dovrebbero migliorare dal 2002, quando l'indicazione del luogo di nascita e di allevamento sarà estesa a tutti i prodotti, anche se i singoli stati potranno prorogare l'entrata in vigore del provvedimento.

È meglio la carne da allevamenti biologici?

Attualmente la carne da aziende biologiche è ritenuta la più sicura. Le norme in materia impongono modalità di allevamento più rispettose degli animali e da sempre sono bandite le farine animali per l'alimentazione del bestiame. L'azienda deve essere certificata come biologica, deve essere sottoposta regolarmente ai controlli di legge ed operare secondo criteri biologici da un certo periodo di tempo.

Carne di produzione locale: più sicurezza?

L'indicazione "carne dell'Alto Adige" non è di per sé sufficiente, l'origine degli animali deve essere garantita per più generazioni. Allo stesso modo si devono conoscere il luogo e le modalità di allevamento. Anche le aziende locali non possono impiegare mangimi a rischio (p.e. farine di carne, di ossa, di sangue o resti animali).

Quali pericoli nascondono gli insaccati?

Il pericolo di contaminazione aumenta nel caso degli insaccati o dei ripieni di pietanze pronte, poiché questi prodotti sono preparati impiegando carne di bovini anziani. Si raccomanda di leggere attentamente la lista degli ingredienti, sebbene anch'essa non offra certezze assolute. Il 1.10.2000 è entrato in vigore un provvedimento dell'UE che vieta l'impiego di cervello e altre parti a rischio dei bovini per la preparazione di insaccati.

E a proposito delle altre carni?

Gli esperimenti condotti hanno dimostrato che anche altri animali d'allevamento possono manifestare il morbo da BSE e che possono trasmettere l'infezione anche senza essere malati. È necessario indagare se p.e. polli e maiali, pur recando gli agenti patogeni, non hanno il tempo di ammalarsi perché la loro vita è troppo breve e tuttavia possono contagiare altri individui. Le farine animali sono state finora impiegate anche nell'alimentazione di polli, maiali e pesci.

Scienziati e ricercatori sono attualmente impegnati a scoprire se la BSE sia diffusa anche tra i caprini e non venga riconosciuta solo perché i suoi sintomi si confondono con quelli della scabbia.

L'obbligo di indicazione della provenienza non sussiste per caprini, maiali, polli e pesci.

Quali pericoli nascondono gli altri alimenti?

Latte e derivati: secondo le conoscenze attuali non esiste alcun pericolo; tuttavia, è vietato impiegare il latte di animali affetti da BSE.

Gelatine: rischio ridotto. Solo il 10% circa delle gelatine in commercio è prodotto con estratti di carne bovina; in alternativa esistono diversi prodotti vegetali, come p.e. la pectina e la farina di carrube.

Dadi da brodo ed estratti di carne: gli ingredienti provengono in genere dal Sud America, dove finora non è stato riscontrato alcun caso di encefalopatia spongiforme bovina. In alternativa si possono usare i dadi vegetali e gli estratti di lievito.

Pietanze pronte: sulle etichette di tutte le conserve, i surgelati e le pietanze precotte è riportato il contenuto di carne bovina, ma non la sua provenienza.

Alimenti per la prima infanzia: la sicurezza maggiore è offerta dai prodotti delle aziende biologiche. Si raccomanda pertanto di leggere attentamente le etichette!

Farmaci: attenzione ai prodotti che includono componenti di origine animale e non sono certificati dagli organismi nazionali di controllo. Massima cautela negli acquisti via Internet! Chiedete informazioni in farmacia!

Concimi: evitare i concimi contenenti farine animali, poiché ancora non sono del tutto accertate le modalità di trasmissione e contagio del morbo.

Che fare?

  • La carne da allevamenti biologici/ecologici è senz'altro quella che presenta i rischi minori. Condizione essenziale è comunque quella che essa provenga da animali allevati già da generazioni con metodi biologici/ecologici.
  • Nel caso di carne di produzione locale, la provenienza degli animali dev'essere certificata per più generazioni. Anche il mangime per il bestiame dovrebbe essere prodotto direttamente nel luogo di allevamento. I mangimi acquistati all'esterno potrebbero infatti contenere farine animali.
  • Sugli insaccati dovrebbe essere indicato chiaramente quali tipi di carne e quali parti dell'animale sono state utilizzate, anche se manca l'obbligo di specificarne la provenienza.
  • Le macellerie che sottopongono i bovini ai controlli anti-BSE offrono maggiori garanzie, anche se non possono assicurare al 100% l'assenza del morbo.

Progetto cofinanziato dal Ministero delle Attività Produttive

Foglio informativo: EA10 - situazione al: 06-2004