Cassazione: le banche non possono dar corso ad operazioni “inadeguate”!
La clamorosa sentenza ottenuta dal Prof. Cerniglia può essere fatta valere anche dagli azionisti della Cassa di Risparmio!

Davanti alla Corte di Cassazione una risparmiatrice assistita e difesa dall’avv. Prof. Massimo Cerniglia ha ottenuto ragione nella causa che la vedeva opposta alla Deutsche Bank: la Suprema Corte ha, infatti, confermato la sentenza della Corte di Appello che già aveva condannato la Banca all'integrale restituzione, oltre interessi e rivalutazione, del capitale investito dalla risparmiatrice in un prodotto finanziario rischioso.
La Corte di Cassazione ha ribadito l'obbligo in capo all'intermediario di segnalare all’investitore la non adeguatezza delle operazioni di acquisto di prodotti finanziari che questi si accinge a comprare. L'operato della Banca o dell’intermediario finanziario, nell’evidenziare l’eventuale non adeguatezza dell’operazione, deve essere altamente professionale, prudente e diligente: circostanza questa, la cui sussistenza, deve essere provata dall’intermediario medesimo ai sensi dell’art. 23 del Testo Unico Finanziario.
Non solo. La clamorosità della sentenza detta – fanno notare sia l’avv. Cerniglia, legale che collabora con il CTCU, che Walther Andreaus, Direttore del CTCU - sta nell’affermazione di un principio mai sino ad ora espresso dalla Suprema Corte: la Cassazione ha, infatti, ritenuto la responsabilità della Banca che aveva dato comunque corso ad un ordine di acquisto, ancorché fosse stata segnalata la inadeguatezza dell’operazione.

La professionalità della Banca, infatti, imponeva alla stessa di valutare l’adeguatezza dell’operazione rispetto ai parametri di gestione concordata, con facoltà (per la stessa banca) di recedere dall’incarico per la giusta causa ai sensi dell’art. 1722 comma 1, n.3 e 1727 comma 1 cod. civ., qualora non venisse ravvisata tale adeguatezza. Sempre secondo la Cassazione, come hanno concordemente osservato la migliore Dottrina e la Giurisprudenza della Corte, le istruzioni del cliente sono vincolanti, ma si deve tener conto del più ampio diritto di recesso attribuito all’intermediario dal TUF esercitabile in presenza di ordini chiaramente rischiosi idonei ad integrare gli estremi della giusta causa di recesso ai sensi dell’art.1727 comma 2 cc.

Questi principi, secondo l’avv. Cerniglia e secondo Andreaus, sono ben suscettibili di analogo utilizzo nel contenzioso contro la Cassa di Risparmio di Bolzano. Tale Istituto ha venduto a 26.000 cittadini dell’Alto Adige milioni di azioni proprie (cioè della Banca), azioni che hanno nel corso del tempo perso gran parte del loro valore e non sono vendibili in quanto illiquide.

La Cassa, infatti, in sede di servizio di consulenza fornito, aveva raccomandato a moltissimi suoi clienti di evitare l’acquisto del prodotto, per poi dare ugualmente corso all’operazione a seguito di un preteso ordine impartito dal risparmiatore. In base ai principi affermati dalla Cassazione, quindi, valutato come particolarmente “rischioso” l’ordine, la Cassa non avrebbe comunque dovuto vendere le azioni ai propri clienti, anzi sarebbe dovuta addirittura recedere dall’incarico, ai sensi di legge.

Per la questione delle azioni della Cassa di Risparmio è già stata avviata a Bolzano una prima causa, e prossimamente ne partiranno numerose decine.

L’Italia della finanza e del risparmio “colabrodo” deve cambiare e ciò avverrà a partire dall’Alto Adige.

Il CTCU invita tutti gli azionisti, che non hanno ancora usufruito di tale possibilità, a rivolgersi ai propri sportelli per fissare un appuntamento, al fine di far valutare dagli esperti del Centro le proprie carte e posizioni.

Comunicato stampa
Bolzano, 17/10/2016