La banca risponde per mancata diversificazione degli investimenti

Importante vittoria davanti alla Corte di Appello per una famiglia altoatesina


La diversificazione, nel senso di una suddivisione dell'investimento in più prodotti, è la strategia più importante negli investimenti e nella creazione di un portafoglio titoli. Anche per un investitore con una propensione al rischio “alta”, una concentrazione del 51% del portafoglio su un solo titolo non è ammissibile.

La Corte di Appello di Milano con una sentenza del 10 novembre scorso ha riformato la sentenza di primo grado del Tribunale di Monza ed ha condannato una Banca di Credito Cooperativo della Brianza a corrispondere ad una famiglia di altoatesini, residenti in Lombardia e difesi dall’avv. Prof. Massimo Cerniglia, la somma di € 118.000, oltre interessi e rivalutazione ed oltre le spese legali del giudizio di primo grado e dell’appello.

Il fatto

I risparmiatori avevano acquistato nel 2005 bond Lehman-Brothers, banca che è fallita nel 2008 ed avevano perso rilevanti somme. La sentenza riforma e fa giustizia rispetto alla sentenza di primo grado del Tribunale di Monza che aveva rigettato le richieste dei risparmiatori. La Corte di Appello ha ritenuto che la concentrazione in un solo titolo, Lehman appunto, del 51% del portafoglio dei risparmiatori fosse sproporzionata e quindi contraria alla fondamentale regola prudenziale della cd. diversificazione degli investimenti al fine di non concentrare il rischio su di un unico prodotto di investimento. La Banca aveva sostenuto che i risparmiatori avessero acquistato un anno prima un altro bond della Lehman, per lo stesso importo e che dopo un anno lo avevano venduto per acquistare altro titolo della Lehman, sempre per pari importo, al fine di percepire maggiori cedole di tale, successiva emissione. La Corte ha ritenuto che, tuttavia, l’aver investito in precedenza in un prodotto inadeguato non poteva escludere in capo alla Banca l’operatività degli obblighi informativi e di astensione dall’operazione, anche per il secondo investimento (vedasi anche Cassazione n.7071/2016) e ciò, a maggior ragione, quando tali obblighi non siano stati assolti in occasione del primo investimento.

Il commento del CTCU

Si tratta di un'altra importante sentenza a favore di clienti bancari mal consigliati dalla propria banca riguardo investimenti finanziari rischiosi e che sottolinea ancora una volta come le banche (intermediari finanziari) debbano sempre adempiere integralmente ai propri doveri di informazione, correttezza e trasparenza verso la propria clientela, previsti dalla legge (TUF e Regolamenti Consob).




Comunicato stampa
Bolzano, 01/12/2016